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2013-08-12 Ponte Boreca-Artana-Bogli-Suzzi-Pizzonero-Belnome-Ponte sul Boreca 27.97 km Hiking

05:28:57

Estimated Duration

-

Avg. Pace

1

Athletes

1

Activities

Location

-

Elevation

2239 m/2238 m

Estimated Calories burned

-

Description

Da molto tempo avevo per la testa questo trekking, che mi ha affascinato da subito sia per il luogo in cui si snoda, la selvaggia Val Boreca, che per il nome: "Il sentiero del Postino". Il percorso si snoda nei boschi della Val Boreca passando nei paesini isolati di Artana, Bogli, Suzzi, Pizzonero e Belnome. In realtà , secondo alcuni racconti degli Anziani, il Postino faceva il percorso in senso inverso partendo da Tartago e raggiungendo Belnome dal quale iniziava il “Giro”. La val Boreca (Val Bürech in piacentino) è una piccola valle in provincia di Piacenza, formata dal torrente Boreca...

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Da molto tempo avevo per la testa questo trekking, che mi ha affascinato da subito sia per il luogo in cui si snoda, la selvaggia Val Boreca, che per il nome: "Il sentiero del Postino". Il percorso si snoda nei boschi della Val Boreca passando nei paesini isolati di Artana, Bogli, Suzzi, Pizzonero e Belnome. In realtà , secondo alcuni racconti degli Anziani, il Postino faceva il percorso in senso inverso partendo da Tartago e raggiungendo Belnome dal quale iniziava il “Giro”. La val Boreca (Val Bürech in piacentino) è una piccola valle in provincia di Piacenza, formata dal torrente Boreca, tributario del Trebbia. Confina a Nord con la valle Staffora (Lombardia), a Ovest con la val Borbera (Piemonte), a Sud con l'alta val Trebbia (Liguria) e ad Est con la val Trebbia (Emilia-Romagna). Circondata da monti come il Lesima (1.724 m), Chiappo (1.699 m), Cavalmurone (1.670 m), Carmo (1.641 m) Alfeo (1650 m), è impervia e coperta di boschi. L'isolamento geografico e la povertà delle vie di comunicazione con i cambiamenti socio-economici hanno portato ad un progressivo spopolamento, iniziato nel dopo guerra, tanto che oggi, in inverno, villaggi sono chiusi e le abitazioni riaprono d'estate. La partenza è al ponte sul Boreca raggiungibile dalla SP18 svoltando all’incrocio per Belnome. Parcheggiata l’auto in uno spiazzo a ridosso del primo ponte, il percorso inizia a destra prima del ponte sul Boreca dove una palina indica per Artana col sentiero N.183. (608 m) Nel primo tratto il bosco è stato abbattuto per lasciare spazio alla linea elettrica per cui il sottobosco ha prevalso, invadendo anche in parte il sentiero. Ma ben presto si entra in un bel bosco di querce dove poco dopo una palina divide tra il sentiero Delle Carbonaie N. 187 e il sentiero che noi seguiremo per Artana col N. 183. (710 m), Si risale ripidamente per la costa con tornanti fino al traverso che porta ad alcuni prati, all’ingresso di Artana, che offrono finalmente un po' di vista sulla valle.(1125 m) Da Artana il sentiero prosegue, incontrando all’uscita, un'importante fontana-lavatoio, per continuare tra sali-scendi in mezzo al bosco di castagni e faggi. Oltrepassata una breve altura, si arriva, scendendo, in vista di una cascina con annessi orti e campi, chiamata Cascina Borgonovo ma nota localmente come “U Bucalou” perfettamente a metà strada dal paese di Bogli. Vi ha abitato da solo fino all'età di 98 anni una persona straordinaria, il Signor Marziano Rossi, il Nitto, un personaggio noto in tutte le Quattro Province. Più avanti, la bella mulattiera oltrepassa una cappella dedicata a San Rocco, e, mantenendo la destra, arriva sulla strada asfaltata, nei pressi della Chiesa di San Marziano sopra all’abitato di Bogli, il nucleo più grosso dell'alta val Boreca. (1102 m) Scendendo per la mulattiera dalla Chiesa si attraversa il paese in direzione Est dove poco dopo l’uscita si imbocca il sentiero per Suzzi, che scende ripido verso il fondovalle. Qui il sentiero è un po' rovinato e più invaso dalla vegetazione, ma si avanza senza difficoltà fino ad incontrare il Sentiero delle Carbonaie. Tenendo la destra si smette di calare quando si arriva al Rio Bogli in ambiente è molto raccolto. Un tratto in quota porta nella valle principale del Boreca, che si attraversa su un ponte piatto in cemento armato. (900 m) Poco oltre il torrente, una brevissima deviazione a destra porta ad un bellissimo laghetto alimentato da una cascata, di fianco al quale si vedono i ruderi di un mulino, uno dei tanti che in passato sorgevano lungo il corso del torrente. L'edificio è molto rovinato, ma si riconoscono ancora la chiusa e la canalina che convogliava l'acqua a monte della cascata. Si tratta in questo caso del mulino di Suzzi, dove si narra che il più leggendario tra i pifferai, il Draghin, si desse appuntamento con un compagno di Bogli suonatore di musa. Un sentiero ripido, passa all’inizio nel bosco, successivamente costeggiando un lastrone di roccia a cielo aperto, per finire attraverso un ambiente umido a Suzzi. (967 m) Appartato e soleggiato, le cui vie sono ancora percorse insieme alle persone da alcune mucche, come un tempo era normale dovunque. Nella parte alta del paese si trova un'aia con una fontana secca sulla destra e una più recente e attiva nel mezzo. Dal paesino si continua a salire per la strada sterrata che collega Suzzi al resto del mondo, fino a raggiungere un bivio dove lasciando a destra la strada per il passo della Maddalena, si continua invece diritto per Pizzonero, camminando piacevolmente tra due ali di alberi. Oltrepassato un cancello di legno destinato a non far sconfinare le mucche, si arriva in un pianoro prativo dove emerge l'oratorio di S. Bernardo d'origine medioevale, rimaneggiato nel XVII secolo e in tempi successivi, preceduto da un cimitero. Il paese ancora non compare, ma appena dopo un breve tratto ed una curva finalmente si vede appartato e soleggiato, le cui vie sono ancora percorse insieme alle persone da alcune mucche, come un tempo era normale dovunque. Nella parte alta del paese si trova un'aia con una fontana secca sulla destra e una più recente e attiva nel mezzo. Pizzonero è per molti il luogo più speciale di tutte le Quattro Province, sia per le sue piccole dimensioni e la sua posizione lontana da tutto, abbarbicato al fianco del monte Ronconovo. (1034 m) Vicino al lavatoio inizia il sentiero per Belnome. Questo tratto di bosco è particolarmente suggestivo, anche per la presenza di grandi faggi centenari dalle forme contorte. Pizzonero è più alto di Belnome, ma il sentiero compie ancora alcune salite ripide per poi scendere finalmente dapprima al cimitero di Belnome e subito dopo, con una breve scorciatoia sulla sinistra, direttamente in paese di fianco alla chiesa di S. Fermo, segnalata nel XVII secolo, con facciata settecentesca ad unica navata. (895 m) Il giro si completa scendendo per la strada asfaltata fino al ponte col Torrente Boreca. Volendo fare ancora uno “sforzo” si può visitare il Vecchio Mulino e la Vecchia Centralina Elettrica di Belnome. Premetto che il percorso non è molto agevole e soprattutto ci sono quasi 300 m di dislivello da risalire per una “quasi mulattiera” molto ripida. Si attraversa in discesa il paese fino ad “intercettare” in direzione Nord, una vecchia mulattiera coperta in prevalenza nel primo tratto dal sottobosco, che la invade in gran parte. Continuando a scendere nel bosco abbastanza ripidamente, passando per un tratto dove i muretti di contenimento sono franati, dopo alcuni tornanti si intravedono alla destra i resti diroccati del vecchio Mulino. Purtroppo resta ben poco da vedere a parte la chiusa metallica e qualche traccia del canale di adduzione dell’acqua che appena prima del caseggiato prosegue sotto il suolo. Procedendo in direzione Est e seguendo il corso del torrente dopo un centinaio di metri si scorge la Centralina Elettrica. Venne installata ai primi del 1947 in cambio della cessione di boschi e fu in uso sino al 1982 quando arrivò l'ENEL. La corrente della piccola centrale era sufficiente ad alimentare circa una lampadina per famiglia! La manutenzione soprattutto nel periodo autunnale, doveva essere fatta con cadenza quasi giornaliera in quanto il canale di deviazione del corso d'acqua si riempiva di fogliame. Questo canale alimentava una vasca dalla quale partiva una condotta di circa una decina di metri che, con bassa prevalenza, alimentava la turbina. Peccato che sia crollato il tetto perché all'interno si possono ancora vedere la turbina Pelton con i due generatori di corrente ancora collegati meccanicamente all'albero di trasmissione. Finita la visita rimane, purtroppo, da rifare il percorso in salita per tornare al Belnome. Un paio di ore dopo chiacchierando con l’Oste di Vesimo venni a conoscenza che di fronte alla Centralina Elettrica, attraversando il Borega, esiste ancora il Vecchio Mulino di Vesimo dal quale una mulattiera appena ripulita porta sulla strada che scende al ponte del Boreca.

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